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4月13日 14 aprile 2008Ci siamo dopo una lunga ed estenuante campagna elettorale siamo arrivati al fine settimana decisivo o come mi piace chiamarlo, anche senza molta fantasia, il giorno dei giorni. Il giorno in cui, mi auguro citando Mario Adinolfi e parafrasando Liga, l'Italia cambia finalmente e davvero, il giorno in cui l'Italia della politica si priverà dei condizionamenti e dei ricatti di chi rappresenta poco o nulla, il giorno dell'Italia del futuro. "Siamo dentro al giorno dei giorni / fatto per vivere / il giorno dei giorni / tutto da fare / e niente da perdere / il giorno dei giorni / senza più limiti / il giorno dei giorni / attimi e secoli / lacrime e brividi". Lunedì notte so già con quale patos aspetterò i risultati e credo proprio di prevedere una difficilissima convivenza con il mio letto... Non mi resta che augurare SERENO voto a tutti 4月10日 par condicio anche su youtubeAlmeno i candidati dei due principali schieramenti hanno trovato chi li sponsorizza anche su yuotube :-)
voi quale delle due canzoni preferite .... dal punto squisitamente sonoro si intende
3月30日 La controriforma informaticaVi propongo uno stralcio di articolo pubblicato da Repubblica che mi ha molto inquietato e che mi fa pensare che forse tra un pò uno delle grandi conquiste del 21 secolo sarà abbiurata...addio parole e pensieri in libertà... ma forse c'è ancora speranca :)
Da un paio di settimane la OpenNet Iniative ha dato alle stampe Access Denied, un volume edito dalla casa editrice del MIT, contenente i dati relativi alle ricerce effettuate nel 2006 in 41 paesi. I risultati non sono certo rassicuranti: "La censura su internet è in crescita sia da un punto di vista quantitativo che per sofisticazione," spiega Deibert. "Su 41 paesi in cui abbiamo condotto dei test, abbiamo riscontrato varie forme di censura in 26 paesi. Quando iniziammo il monitoraggio nel 2000 erano pochi i paesi a destare preoccupazioni: la Cina, l'Iran, l'Arabia Saudita e pochi altri. Negli ultimi anni la crescita è stata impressionante. Dal rapporto 2007 ci aspettiamo che siano una quarantina i paesi che esercitano varie forme di controllo sulla rete." Quali sono gli stati in cui la censura è più diffusa? "Nel rapporto 2006, abbiamo classificato alcuni paesi come censori "pervasivi" - il che significa che hanno bloccato la percentuale più alta di contenuti in tutte le categorie che abbiamo testato. In questa categoria rientrano Cina, Birmania, Vietnam, Tunisia, Iran e Siria. Seguono l'Uzbekistan, il Pakistan, l'Etiopia, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi che bloccano una quantità "sostanziale" di contenuti". Quali sono le tipologie di censura più frequenti? "Abbiamo diviso il filtraggio di contenuti in quattro tipologie: la censura apertamente politica; quella sociale (contenuti legati alla sessualità, il gioco d'azzardo, il consumo di droghe e alcol, ecc.); la censura legata a conflitti armati regionali; e la censura relativa e specifici servizi internet come l'email, il web hosting, e i motori di ricerca. Ad esempio negli ultimi anni abbiamo notato una crescita della censura nel Voice Over IP e di servizi come YouTube. Inoltre le tecniche stesse di filtraggio variano da paese a paese". Può fare un esempio? "In alcuni paesi, come la Cina, il filtraggio viene implementato soprattutto a livello delle dorsali e dei gateway internazionali. In altri paesi il filtraggio avviene a livello dei singoli Internet Service Provider. Il che significa che la rete appare diversa a seconda del provider da cui ci si collega. Inoltre, in paesi come la Cina la richiesta di una pagina bloccata restituisce all'utente un semplice errore di time out. In altri casi, come in Arabia Saudita, il governo chiede al cittadino di compilare un form in cui può spiegare perché la pagina richiesta non dovrebbe essere bloccata". Avete riscontrato una crescita della censura anche nelle cosiddette democrazie occidentali? Se sì, qual è la differenza con la censura nei paesi non democratici? "Diversi paesi occidentali hanno iniziato a discutere il filtraggio dei contenuti in rete, in particolare in relazione a materiali legati allo sfruttamento sessuale dei minori o alla pornografia in rete. Tra questi vi sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Canada e Australia. Poiché in questi paesi il filtraggio viene discusso a livello legislativo, non ci siamo concentrati molto su di loro, perché le eventuali tecniche di filtraggio adottate sono in gran parte trasparenti. Il discorso cambia notevolmente se ci si sposta nel settore commerciale. Ad esempio, esistono una serie di aziende nella California del Nord che si stanno specializzando nella produzione di software per il filtraggio selettivo di contenuti. Software che vengono rivenduti a paesi terzi come l'Iran, la Birmania e la Tunisia. Il problema è che questi software sono protetti da segreto industriale ed è quindi estremamente difficile per i cittadini sapere quali tipo di servizi e contenuti vengono filtrati, e perché. Bisogna inoltre considerare - e questa osservazione vale anche per i paesi democratici - che una volta che dei sistemi di filtraggio vengono installati la tentazione di usarli per scopi diversi da quelli dichiarati può essere molto forte". Come fate a raccogliere i vostri dati? Qual è il modello organizzativo della OpenNet Initiative? "La OpenNet Initiative si avvale del lavoro di circa ottanta operatori che combinano la ricerca contestuale sul campo con una serie di strumenti sofisticati di indagine sulle reti. Le quattro università che formano la partnership hanno diverse funzioni. Ad esempio l'Advance Network Research Group dell'università di Cambridge coordina la ricerca sul campo. Al Citizen Lab invece sviluppiamo gli strumenti di monitoraggio delle reti. Ci avvaliamo inoltre della collaborazione di circa ottanta Ong che sono fondamentali per capire i paesi che stiamo studiando, dalla lingua ai problemi politici a livello locale. A livello tecnico usiamo diversi strumenti di analisi, come il Traceroute, per capire come sono dislocati i filtri. Tuttavia, al di là del fatto che alcune di queste tecniche di monitoraggio sono discutibili da un punto di etico, anche da un punto di vista tecnico hanno un'efficacia limitata, soprattutto se le si usa solo remotamente. Per questo ci affidiamo a una serie di ricercatori che si trovano fisicamente nei paesi sotto osservazione. I ricercatori scaricano da internet o portano con se nei propri computer portatili delle applicazioni e le usano a livello locale collegandosi a internet da diversi provider. Le applicazioni creano degli elenchi di migliaia di URL e parole chiave, che vengono poi trasmesse a dei database situati al Citizen Lab di Toronto dove vengono analizzate e interpretate". "In un certo senso - continua Deibert - la nostra struttura organizzativa è ricalcato sul modello dei servizi di intelligence nazionali: la divisione del settore tecnico e umano, la compartimentazione delle conoscenze, sono tutte misure che adottiamo per proteggere i nostri ricercatori, cioè coloro che corrono i rischi maggiori. In molti dei paesi che stiamo studiando questo tipo di operazioni sono classificate come spionaggio. Personalmente, trovandomi al vertice di questa operazione, non conosco l'identità di gran parte dei nostri ricercatori. Se volessimo descriverci in poche parole potremmo dire che la ONI è "un'operazione di contro-spionaggio globale della società civile"". Nel dicembre 2006 il Citizen Lab ha rilasciato Psiphon un software che consente ai navigatori di aggirare la censura nei paesi che bloccano l'accesso a determinati siti. Può spegarci come funziona? "Psiphon si serve di Internet e delle reti sociali di amici, familiari e conoscenti distribuite 'a cavallo' di paesi in cui la rete è censurata e di paesi in cui non lo è. Il primo passo per rendere Psiphon operativo è che una persona residente in un paese in cui internet non è censurata scarichi il software e lo installi sul proprio computer, che diviene così un provider Psiphon. La persona in questione fa quindi pervenire le informazioni per connettersi al proprio nodo Psiphon a una ristretta cerchia di familiari, amici o colleghi residenti in un paese in cui la rete è censurata. Quando questi vogliono visualizzare dei contenuti bloccati si collegano con un nome utente e password al nodo-provider Psiphon, che li collega a sua volta all'informazione richiesta. Poiché l'intera transazione è crittata e il processo rimane privato, è difficile per le autorità individuare e bloccare i nodi Psiphon. Inoltre il protocollo utilizzato da Psiphon è l'Https che essendo in uso per le transazioni finanziarie non può essere bloccato indiscrinatamente dai provider. ...... continua (28 marzo 2008) 1月27日 Yad Vashem - יד ושם1月25日 Cambiano gli anni ma le abitudini restanoEriadam ha riassunto completamente il mio stato d'animo in questo momento e mi ha fatto scoprire una canzone che ignoravo totalmente (non sono un grande esperto di musica)
1月19日 Provocazione...per una Campania pulita12月19日 Contento a metàOggi dovrebbe essere una data storica per la prima volta le Nazioni Unite hanno preso posizione sull’annosa questione della pena di Morte. Mai prima di adesso si è riusciti ad approvare una risoluzione che condanna tale pratica in maniera netta e inequivocabile. Tuttavia non riesco ad essere contento dell’accaduto. Forse vedo il bicchiere mezzo vuoto ma riesco solo a pensare che rimarrà solo un buon proposito e non sarà mai tramutata in legge. Forse è solo una mia impressione ma credo che l’approvazione sia stato solo un mero calcolo di politica internazionale infatti i grandi stati oppositori sono rimasti alla finestra mandando allo scoperto i piccoli stati satelliti. A nessuno di loro conveniva esporsi più di tanto in questo momento: gli USA (con la campagna presidenziale in corso), la Cina (che ospita le olimpiadi e vuol dare di se un’idea “nuova”), l’India (che vuole accreditarsi al mondo come nuova potenza locale) e per finire la Russia non avevano nessuna intenzione di bloccarla tanto cosa hanno da perdere? Lo ripeto spero di sbagliarmi ma sarò veramente contento quando il bicchiere sarà completamente pieno. 12月18日 povera Heidi ...Cito da repubblica “Per stare a Istanbul Heidi si è coperta gli allegri mutandoni bianchi. I media turchi lanciano l’allarme sulla progressiva islamizzazione del Paese, che ha fatto sì che la traduzione del libro della svizzera Johanna Spyri sia pubblicata con illustrazioni molto diverse dall’originale. La bambina delle Alpi, diventata famosa in Italia nel 1978 grazie ai cartoni animati realizzati in Giappone, appare nel libro pubblicato dalla casa editrice turca Karanfil con il vestitino molto più lungo.È ancor più evidente l’adattamento di altri personaggi della storia al gusto islamico: nelle illustrazioni turche l’istitutrice che Heidi trova a Francoforte, la signorina Rottermeier, e la nonna della sua amica Clara portano il velo e vestitoni lunghi al posto delle vaporose camicie ottocentesche originali. Per dirla con il quotidiano turco Aksam, le donne della storia indossano, oltre all’hijab, abiti del tutto simili a quelli “tanto amati dai musulmani più osservanti”. In poche parole la svizzera ottocentesca dipinta dalla versione turca di Heidi assomiglia nei disegni e nei colori al vecchio impero ottomano peccato che tutto ciò strida con i verdi pascoli alpini :-) 12月6日 Tetris e Space Invasionutilizzando le luci degli edifici :-) l'idea è venuta agli studenti di ingegneria della Tampere University of Technology che hanno sviluppato un software in grado di comandare le luci del loro dormitorio da un cellulare magari Nokia.....In attesa delle nostre students dorm house ecco cosa hanno combinato
11月30日 Silenzio ora parla la storiaRiprende il dialogo tra israeliani e palestinesi, a mio avviso più per paura del "nuovo" Iran, che per vera convinzione e volontà politica. Come al solito l'Europa resta sempre alla finestra "perchè sporcarsi le mani ?" comunque qualsiasi sia il motivo l'importante è andare avanti. Ora qualsiasi soluzione che non sia la PACE creerebbe più danni che l'attuale situazione di stagnazione quindi tutti incrociamo le dita e in qualsiasi dio voi crediate, se ci credete, è il momento di pregare
11月28日 NYC SewerLo sapevate che i tombini che centinaia di migliaia di persone calpestano ogni giorno lungo le strade di New York City sono il frutto del lavoro di decine di operai indiani costretti a lavorare senza alcuna protezione, comprese le scarpe. Un'inchiesta del New York Times ha portato a galla le terribili condizioni di lavoro delle fonderie della Shakti Industries di Haora che lavora per conto della Con Edison e per una delle più grandi aziende elettriche di tutti gli Stati Uniti, e per il dipartimento di protezione Ambientale di New York, ma anche per le città di New Orleans e Syracuse. negli Stati Uniti. Alla domanda del perché tutto ciò Mark Daly, direttore delle comunicazioni del dipartimento dei Servizi Amministrativi, ha precisato che le leggi dello stato esigono che il comune compri i prodotti meno costosi presenti sul mercato, sempre che essi rispondano ai requisiti richiesti. Un tombino fabbricato in India può costare, infatti, dal 20 al 60 per cento in meno che uno prodotto in america.
:-( peccato che i comuni americani non debbano pagare anche le spese mediche degli operai indiani :-(
11月17日 merito NO grazieNel 2001 fu pensato dai politici dell’epoca, ops gli stessi di adesso, di riorganizzare il fatidico Rientro dei cervelli dall’estero. A tal scopo il Ministero dell’Università e della Ricerca organizzo una serie di misure legislative con l'obiettivo di convincere i giovani che svolgevano la loro attività di ricerca all’estero a rientre in italia. Secondo tali norme i ricercatori potevano contare su un contratto quinquennale che sarebbe stato un primo passo verso l’inserimento nelle strutture accademiche italiane. Ora, allo scadere dei primi cinque anni del progetto, il Ministero dell’Università ha stanziato 3 milioni di euro in un anno per coprire il 95% degli stipendi di quei ricercatori per cui i dipartimenti di riferimento si erano espressi con note positive in merito all’inserimento nell’organico. Fin qui niente di strano se non fosse che buona parte di questi finanziamenti sono rimasti inutilizzati perché il senato accademico di molte Università ha vissuto il programma di rientro dei cervelli come una forzatura istituzionale per "fare saltare la coda", così si legge sulla rivista Nature, a ricercatori che vengono da fuori a danno di coloro che, in Italia, da anni aspettano di avere un posto all'interno dell'Università. Nonostante, dunque, la volontà dei direttori dei dipartimenti in cui molti dei 460 giovani ricercatori prestano attività a confermare i cervelli nostrani rientrati cinque anni fa, la loro candidatura non è stata accettata. Il Consiglio Nazionale delle Università, inoltre, ha espressamente dichiarato che i partecipanti al programma del "rientro dei cervelli" dovevano essere considerati, per legge, alla stessa stregua dei ricercatori stranieri che decidono di lavorare in Italia. Questo vuol dire che possono concorrere per una posizione che sia simile a quella che occupavano nel paese di provenienza. Per i giovani ricercatori, molti dei quali avevano all’estero delle borse di post-dottorato, questo vuol dire non poter concorrere neppure per posti da ricercatore in Italia. Un vizio formale, un cavillo, che rischia di rendere inattuabile lo scopo ultimo del programma: quello, cioè, di far rientrare in maniera stabile nel nostro paese i giovani che le nostre università hanno formato e che da troppi anni sono costretti ad emigrare.
Ora io non so se le persone "rientrate" siano migliori o pegiori di quelle rimaste in Italia ma mi domando non è più semplice organizzare dei concorsi per MERITO aperti a TUTTI coloro che abbiano le carte in regola per partecipare???? 11月4日 POMPEI Ciao CiaoPompei è una tappa obbligata nella formazione di ogni buon campano alzi la mano chi, abitando nella nostra ridente regione, non sia andato almeno una volta a visitare i famosi scavi. Bè anche io sono uno do quelli e hai me ho anche dedicato più di sei mesi a lavorare con gli archeologi per catalogare e rilevare l'intera area ora scopro che tutto quel lavoro è stato inutile anzi peggio inutilizzato. ? clicca sull'immagine per vedere il filmato PS: stavo pensando di scrivere alla SETTE per chiederle un rimborso visto che senza di noi non avrebbero materiale a sufficienza per l'intera stagione televisiva; voi cosa ne pensate 11月2日 Per non dimenticare....i soldati della PRIMA GUERRA MONDIALE, di ogni Patria, che hanno sacrificato la loro vita per un ideale giusto o sbagliato. Con la speranza che il ricordo allontani da noi il desiderio di riprovarci ancora perchè purtoppo la guerra non fa grande nessuno ma annichilisce tutti. 10月31日 Mentre i bambini aspettano Babbo Natale...
Be fino a poco tempo fà mi sarei accontentato di aspettare insieme ai miei cuginetti i regali del vecchio grassone con la barba bianca e il tutu rosso ma ora ho 59milioni di motivi per aspettare il 29 Dicembre. Volete saperne di più allora ascoltate http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=15&id=1213 E se non vi và posso sempre invitarmi a Castiglione del Genovesi al torneo di play station più caro ops volevo dire più ricco che io conosco a questo paesello abbiamo regalato TUTTI NOI circa 200000 Euro (minuto 7:29 del video). Badate bene nulla da eccepire sullo stanziamento ma solo sulla motivazione e sullo scopo va be giochiamoci su :-) 10月24日 Discussione su leggo
Citazione leggo 10月22日 Voi fareste mai beneficenza a BERLUSCONI? io NOSupponiamo che alla stazione di Milano o di Napoli scendendo dal vostro treno si avvicini un signor vestito con cappotto di Armani, Rolex d’oro, occhiali e scarpe Prada e vi chiedesse l’elemosina voi che fareste? Io rimarrei quanto meno perplesso e non so come mi comporterei magari penserei ad una ben organizzata Candit camera e magari mi farei una bella risata. Be tutto questo in realtà accade ogni anno quando qualcuno di noi decide di versare 8x1000 alla chiesa cattolica infatti citando l’inchiesta del giornale la Repubblica : “Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l'altro paradosso: se al "voto" dell'otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro” E questo sarebbe ancora accettabile se non fosse che (sempre da Repubblica) : “la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico”
Che sono sicuramente ben spesi visto che “Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.”
10月15日 Ho qualche problema con i NOBEL …
Ho sempre pensato che il NOBEL sia una cosa seria e che chi lo vincesse, come anche le persone che lo assegnano, fossero al disopra di “ogni ragionevole dubbio” . Tuttavia l’assegnazione del premio nobel per la pace all’Ex vice presidente Albert Arnold Gore mi lascia senza parole. Io ho letto le motivazioni e a dire il vero non le ho proprio capite e più mi sforzo più mi allontano dall’agognato risultato. Io non riesco a dare risposta a queste domande: - che cosa centra la difesa dell’ambiente con il NOBEL per la PACE?
Se continua così allora anche Bush ha qualche speranza di ambire al nobel......e poi dicono che i raccomandati sono solo gli italiani 10月2日 Damocratici in casa DITTATORI all'estero
"non sono daccordo con quanto dici ma mi batterò fino alla morte affinchè tu lo possa dire" (Voltaire) Per chi vive in una democrazia o presunta tale questo motto dovrebbe essere considerato uno dei punti fermi nella vita di un uomo. Un assioma assoluto che regoli l'intersezioni delle singole vite e dal quale ognuno non puo' transigere. Invece democratici di provincia ci accontentiamo di curare il nostro orticello sensa pensare che in altre parti del mondo c'e' gente che ha bisogno di tutto l'aiuto possibile per affermare un semplice diritto quello alla LIBERTA'.
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